Autore: Antonio Scicchitano
Data di pubblicazione: 24 febbraio 2022
Guerra, cosa fare con propri risparmi?
In un momento come quello attuale, con la Russia che invade i confini dell’Ucraina e Biden che insieme agli altri paesi della Nato si dichiara pronto ad intervenire tempestivamente, sono sempre più palesi i prodromi di un conflitto potenzialmente su larga scala. Lo stato delle cose è, a voler utilizzare un eufemismo, a dir poco critico: i colloqui diplomatici tra i principali capi di governo non hanno portato a nulla di fatto, mentre nel frattempo gli operatori di mercato tentano di tenere sotto controllo la situazione che vede in gioco le forniture di gas dell’intero continente: l’Europa dipende per il 40% dai giacimenti russi di gas, un bene dal quale al giorno d’oggi non è assolutamente pensabile prescindere, la cui mancanza imputerebbe un pericoloso blackout. Il suddetto contesto ha già finito per portare alle stelle i prezzi di luce e gas e causato un innalzamento dell’inflazione come non la si vedeva da decenni. Ed ora, il pericolo sta per toccare nuove vette con la minaccia di una guerra, con tutte le terribili conseguenze che si verrebbero a creare.
In che modo, però, queste turbolenze geopolitiche si riflettono sulla borsa, e quali implicazioni possono avere? Qui è opportuno fare una riflessione, e cioè che in generale tendiamo a pensare alla guerra come ad un concetto lontano dalla nostra quotidianità, ma la triste verità è che le guerre non hanno mai cessato di esistere, così come sussistono le divergenze tra i Paesi e gli attriti che da queste si scatenano. La magra consolazione però, almeno in termini di borsa e di investimenti, sta nella constatazione che nei conflitti del passato si sono certamente verificate volatilità e improvvise correzioni di breve termine sui listini, ma ciò non ha mai finito per implicare direttamente l’innestarsi di mercati orso: ad esempio, durante l’invasione della Polonia da parte dei nazisti tra il settembre del 1939 e il maggio del 1945, l’indice americano Dow Jones è salito approssimativamente del 23%, e situazioni analoghe si sono verificate anche durante la guerra di Corea con una crescita del 19,6%, e durante la Guerra del Vietnam, con un guadagno di oltre il 20%. Inoltre, se si guarda a conflitti relativamente recenti, come le guerre del Golfo, la guerra in Afghanistan del 2001 e la più recente guerra in Libia appare subito evidente come, se nei mesi antecedenti la guerra i mercati avevano effettivamente subito bruschi cali, dopo lo scoppio del conflitto i prezzi hanno effettivamente invertito la rotta con ottime performance anche del 7-8% annuo.
Di primo acchito questa dinamica può non sembrare così intuitiva, ma la sua spiegazione poggia su di un presupposto alquanto semplice, e cioè sul fatto che la logica dei mercati non si sposa bene con l’incertezza. Questo significa, nel dettaglio, che in casi come quello attuale la volatilità normalmente cresce fino al momento in cui il potenziale conflitto si rende “palpabile”, per poi andare incontro ad una graduale diminuzione. Ecco perché, una volta iniziato il conflitto, i rendimenti subiscono spesso dei miglioramenti: ovviamente non è la guerra in sé ad apportare benefici ai mercati, ma è l’avvenuto scoppio del conflitto che pone un fermo all’incertezza e alla volatilità dei mercati.
Questo è fondamentalmente il motivo per cui l’investitore saggio deve prendere in esame la situazione con razionalità e nervi saldi, in quanto questi forti attriti economici, commerciali e geopolitici impattano solo una parte dell’economia mondiale, rendendo improbabile l’eventualità in cui i listini siano affossati a lungo, cosa che sarebbe assai più verosimile a condizione che il conflitto si estendesse su scala internazionale.
Una buona regola, comunque, risiede sempre nella soluzione di diversificare anziché esporsi su singoli Paesi, settori o aziende, guardando sempre al lungo periodo, e tenere presente che, statisticamente parlando, i momenti migliori per acquistare titoli sono proprio quelli di maggiore preoccupazione, quando le persone tendono a farsi prendere dal panico ed il recente passato, tra i rischi connessi alle guerre e la pandemia, ne è un esempio; ciò che sicuramente non deve essere messo in discussione è l’importanza di rimanere fedeli ai propri obiettivi a lungo termine e non farsi prendere dal panico nelle giornate come quelle che stiamo vivendo.
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