
Autore: Antonio Scicchitano
Data di pubblicazione: 06 gennaio 2021
Conviene ancora investire nel mattone?
Fin dal suo esordio sul finire del 2019, la pandemia ha gradualmente innescato una copiosa serie di cambiamenti nella vita di tutti i giorni. In un momento storico in cui il distanziamento sociale è la norma, il lavoro scarseggia e sussistono sempre più limitazioni nel visitare gli esercizi commerciali per effettuare degli acquisti, non c’è da stupirsi se l’economia ha subito dei duri colpi, e questo è successo perfino in uno dei suoi settori più amati dagli italiani: quello dell’immobiliare. Le previsioni di Nomisma contenute all’interno del 3° Osservatorio sul mercato immobiliare 2020 inducono a conteggiare, nella chiusura dell’anno corrente, un calo del 17,1% delle compravendite immobiliari o, nella peggiore delle ipotesi, del 18,7%; rispettivamente si parla di 500mila contro 491mila unità transate, rapportate alla previsione pre Covid-19 di 612mila unità.
Difficile, poi, prevedere tempi migliori per l’anno che verrà: la fase in cui ci troviamo è pregna di incertezza e dubbiosità, per cui risulta difficile immaginare, per il 2021, uno scenario diverso da quello attuale: si ipotizzano 495mila transazioni nello scenario più favorevole e 467 mila in quello più avverso. Nomisma ipotizza una ripresa economica a L relativamente al prossimo anno, ed anche negli anni successivi la ripresa sarà, con ogni probabilità, particolarmente lenta e graduale, in considerazione dei profondi danni che l’economia del settore ha ricevuto. Certo, non si sono ancora raggiunti i minimi, ma quello che non si può negare è l’evidente retrocessione del mercato, che equivale ad aver perso 4-5 anni, secondo quanto Dondi ha teorizzato.
I prezzi in generale hanno subito un drastico calo, non solo per quanto riguarda i mercati periferici, ma anche i grandi mercati che in precedenza erano in crescita.
In particolare per il settore dell’immobiliare sta avvenendo un importante spostamento della domanda verso il segmento dell’affitto, con conseguente adeguamento dei canoni: si rivolgono a questo settore soprattutto le famiglie più deboli economicamente.
In tutto questo, però, pare esservi un settore che non soltanto risulta esente da rischi o perdite, ma che anzi sta sperimentando una fase di crescita economica: quello delle ristrutturazioni. A dimostrarlo sono i dati: ben 12,5 milioni di famiglie si sono dichiarate interessate ad investire in tale settore, laddove sussistano politiche di incentivazione atte a garantire la possibilità di effettuare tali investimenti a zero spese. Un fenomeno sicuramente da non sottovalutare, in quanto rappresenta un elemento vitale per la sopravvivenza di molte imprese.
E’ il segmento non residenziale, invece, a non godere di una situazione particolarmente favorevole, soprattutto nel caso degli immobili di piccole dimensioni: in questo ambito si rasentano i punti di minimo.
Il momento storico,quindi non è dei migliori; ma siamo sicuri che il tanto amato mattone sia sempre una scelta ottimale per le famiglie? Che lezione possiamo trarre da quanto accaduto? Il mattone, a differenza di quanto comunemente si crede, è un investimento volatile che presenta molti rischi per una famiglia non solida economicamente, infatti quando si contrae un mutuo se, per una qualsiasi ragione, non si dovesse più riuscire ad onorarlo potrebbe portare una famiglia letteralmente alla rovina. Un aspetto che viene sempre sottovalutato è il costo in termini di opportunità mancate per la famiglia, ovvero, destinare tutti i propri risparmi all'acquisto di un immobile equivale a sottrarre delle risorse ai propri cari per esempio sacrificando una ottimale educazione o delle coperture assicurative per la salute di tutti i componenti della famiglia.
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