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Rappresentazione visiva dell'articolo: Perché la tua pensione sarà così magra?

Autore: Antonio Scicchitano

Data di pubblicazione: 15 gennaio 2020

Perché la tua pensione sarà così magra?

Il progresso scientifico e medico è in continuo avanzamento e le aspettative riguardo alla vita media si fanno sempre più ottimistiche; se da una parte questo è un più che giustificato motivo di allegria, c’è sempre un rovescio della medaglia: dal momento del pensionamento ci attende un numero notevolmente più esteso di anni da coprire con i nostri contributi, e la naturale conseguenza di ciò si ritrova direttamente nelle pensioni più basse.

Perché si prevedono pensioni misere?

Che le pensioni siano a dieta ferrea non costituisce di certo una novità, e questo grazie alle riforme del recente passato resesi necessarie a seguito del cambiamento demografico. Infatti, a seguito dell’introduzione della riforma Dini del 1995 il sistema di calcolo delle pensioni allora vigente, ossia quello retributivo, venne sostituito da quello contributivo, implicando effetti per niente irrilevanti sull’importo risultante.

Per capire il perché di ciò, è necessario tenere conto della differenza fondamentale tra i due sistemi. Nel caso del sistema retributivo, si utilizzava per il calcolo della pensione la media fra le retribuzioni degli ultimi dieci anni per i lavoratori dipendenti e degli ultimi quindici per i lavoratori autonomi; in questo modo il calcolo della pensione, rapportato soltanto agli ultimi anni di retribuzione (che nella quasi totalità dei casi coincidono con il picco di massima retribuzione del lavoratore), risulta inevitabilmente più vantaggioso rispetto al caso in cui si fosse utilizzato il calcolo contributivo per determinare la pensione dello stesso lavoratore.

Il sistema contributivo, invece, si basa su tre variabili principali: somma dei contributi versati, aspettativa di vita al momento del pensionamento e crescita del PIL quindi, a parità di contributi versati rispetto al sistema retributivo, questi vengono “spalmati” in un range parecchio esteso di anni ed ecco il perché dell’apparente miseria della pensione. Ecco perché nel calcolo il montante contributivo deve essere necessariamente rapportato al cosiddetto coefficiente di trasformazione, che varia in base all’età in cui il lavoratore va in pensione: più è anziano, più grande è il coefficiente. Ma, poiché ogni tre anni i coefficienti vengono anche corretti verso il basso in funzione dell’allungamento della vita media, è anche vero che più anni passano, minore sarà il coefficiente implicato nel calcolo e cioè, il risultato sarà una pensione più bassa.

Come abbiamo già detto in precedenza, anche il PIL, il Prodotto Interno Lordo, è coinvolto direttamente nel calcolo della pensione; più il suo ammontare è consistente, maggiore sarà dunque l’importo della pensione. Nel 1995, anno di introduzione del sistema contributivo, si stimava per gli anni a venire una crescita economica dell’1,5%; il valore effettivo, tuttavia, si è fermato all’1% negli anni migliori e, secondo le previsioni di Prometeia, si manterrà invariato per i prossimi tre decenni. A questo scenario, nella riduzione dell’importo futuro delle pensioni si aggiunge anche un altro grande problema, quello dell’elevata disoccupazione giovanile e lo stato di precarietà professionale in cui si trovano molti giovani che non riescono ad avere un’occupazione continuativa con un salario dignitoso.

 

 

Intervenire per tempo? Si può

Quindi, come far fronte all’inesorabile magrezza delle future pensioni? Ricapitolando, le variabili in gioco sono dunque il PIL, il coefficiente di trasformazione e la somma dei contributi versati. Ora, nessuno di noi può intervenire direttamente sul PIL; il coefficiente di trasformazione, invece, dipende dall’aspettativa di vita al momento del pensionamento, quindi anche in questo caso c’è poco da fare. Ottimizzare il montante contributivo rimane l’unica opzione; ma in quale modo? Una scelta quasi banale potrebbe essere quella di farlo tramite un più lungo periodo di attività; ma esiste una soluzione di gran lunga più sicura e sostenibile: quella del risparmio privato, ad esempio attraverso un fondo pensione oppure un piano di accumulo di lungo periodo. Con un funzionamento del tutto analogo a quello di un investimento, il fondo pensione è costituito da somme versate autonomamente dal lavoratore che, una volta maturati i requisiti per la pensione, verranno erogati a supplemento della rendita pensionistica inoltre durante la vita lavorativa i versamenti in un fondo pensione permettono di usufruire di notevoli benefici fiscali.

Il piano di accumulo, invece, rappresenta un investimento finanziario vero e prprio che non è scevro da rischi,ma nel lungo termine sfruttando le dinamiche dei principali mercati azionari si possono ottenere risultati strabilianti.

C’è un rimedio ad ogni problema, basta sapersi muovere per tempo; nel caso in cui tu non sappia da dove iniziare, il primo passo è sicuramente quello di rivolgerti al tuo consulente finanziario di fiducia, che saprà consigliarti la soluzione più adatta alle tue esigenze. Pianificare la propria pensione richiede competenza e professionalità.  

 

 

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